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GIOCARE INSIEME PER FARE RETE

 

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Individualismo? No, grazie, meglio lavorare insieme. Se per anti aspetti la società sembra voler puntare molto sul valore del singolo, a discapito della possibilità di operare collettivamente per un obiettivo comune, d’altro canto, in un numero sempre maggiore di situazioni, si comprende che solo unendo le forze si possono ottenere risultati effettivi.

È, ancora una volta, l’eterno contrasto tra due proverbi che arrivano dalla tradizione popolare e che, come sovente accade, si contraddicono a vicenda: meglio “chi fa da sé fa per tre” o “”l’unione fa la forza”?

Forse la soluzione è in una via di mezzo. Se è vero l’auspicio affermato dal Mahatma Gandhi (“Sii tu il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo”), questo miglioramento può avvenire cominciando dalla propria sfera personale, dalla propria casa, dalle proprie abitudini, dal pianerottolo, dal giardino.

Se questa è la condizione di partenza, essa però non è destinata a rimanere isolata. Il potere educativo dell’esempio porta all’emulazione e la consapevolezza di non essere soli ad operare in una certa direzione crea comunanza di interessi, di obiettivi, di aiuto reciproco. Sul fondamento di questa vicinanza si fonda poi il passo successivo, ossia quello di agire consapevolmente assieme, non solo per il proprio ambito, ma per moltiplicare (non solo sommare) le energie per raggiungere qualcosa che possa tornare a beneficio di molti, se non addirittura di tutti.

Nasce così l’esperienza delle reti di imprese, la nuova dimensione della cooperazione in cui ad unirsi non sono più solo i singoli, ma aziende ed associazioni, in uno scenario che va oltre quelli delle singole cooperative, ma anche dei consorzi. Un panorama completamente nuovo che si sta allargando ai settori più disparati e che proprio nell’ambito della sostenibilità sta trovando applicazione sempre più vasta e produttiva.

In un mondo del lavoro nel quale le multinazionali occupano spazi sempre più invadenti, riducendo l’ambito di azione delle piccole imprese, solamente un aiuto reciproco può permettere la sopravvivenza delle singole realtà e dare ossigeno vitale alle idee di coloro che in questo modo diverso di fare economia, lavorare e vivere ancora, o di nuovo, credono fermamente.

Gli esempi sono moltissimi e, senza fare molta strada, la presenza di Vivere Sostenibile in nove diverse edizioni, che coprono complessivamente venti province, è già una chiara dimostrazione di come si possa far sentire la propria voce unendola a quella degli altri. La stessa edizione Liguria Ponente è espressione di una rete di imprese, Le Terre di Confine.

L’onda però si estende ben oltre questi confini e inizia a coinvolgere anche Enti pubblici che si avvicinano per obiettivi congiunti e complementari, arrivando anche a collaborazioni internazionali, nei più svariati ambiti.

Questo numero di marzo 2018 di Vivere Sostenibile Liguria Ponente è un ampio (anche se necessariamente non esauriente) cammino lungo questo percorso, tracciato con un unico tema centrale: quello secondo cui lavorare insieme non è solo possibile, ma è meglio. Le testimonianze e i racconti riportati vanno tutti in un’unica direzione: solo giocando assieme si può fare rete, solo facendo rete si possono centrare vittorie importanti.

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