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Il cibo, la benzina giusta per il nostro motore

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di Graziano Consiglieri

 

Quando vennero introdotti i motori “verdi”, anni fa, una prima necessità imprescindibile fu quella di abbandonare la benzina “super”, per iniziare a utilizzare quella senza piombo. Allo stesso modo, nel momento in cui un essere umano vuole operare un cambiamento nella propria vita, una delle prime questioni che deve affrontare è quale “benzina”, ossia quale cibo, introdurre nel proprio corpo per avere energia.

Al di là di ogni orientamento alimentare (onnivoro, vegetariano, vegano, fruttariano, crudista…), ci sono alcuni dati comuni a tutti e che tutti dovrebbero considerare nel momento in cui si mettono a tavola e si accingono a consumare, o meglio sarebbe dire assumere, il proprio pasto, tenendo ben presente che una corretta e sana alimentazione – dando vitalità al sistema immunitario – concede maggiori possibilità di rimanere sani.

Il primo aspetto si palesa ben prima dell’imbracciare la forchetta e anche di iniziare a cucinare. Il primo passo si verifica al momento della spesa. Se non si ha la fortuna di avere un proprio orto (che comunque è quasi mai insufficiente) l’attenzione è da porre durante l’acquisto, eliminando il concetto di prezzo come unico parametro, fatto che induce solo alla mercificazione di beni e servizi, e rivalutando il concetto di valore delle cose e delle attività. Un pane che costa più della media non è caro se è fatto in un certo modo, con certe farine e una cura del prodotto, e finisce per sostituisce quello a più buon mercato perché i suoi nutrienti e i suoi contenuti vivi permettono di mangiarne la metà per essere sazi.

La scelta va orientata verso il cibo fresco, in quanto ancora “vivo” e ricco pertanto di sostanze positive. Spazio quindi, se è possibile, all’autoproduzione, all’acquisto diretto da persone di cui si conosce la tecnica agronomica naturale, a negozi di cui si conosca l’impegno in questo settore, fino alla costituzione di gruppi di acquisto, alla costituzione di reti di aziende che, aperte alle visite dei clienti, applichino tecniche eco-sostenibili, arrivando alla valorizzazione e all’incentivo della produzione locale di qualità: una scelta sostenibile nella direzione del benessere, ma anche per un rilancio effettivo nella rilocalizzazione dell’economia.

Oltre alle buone pratiche alimentari, che un buon nutrizionista può suggerire e personalizzare, e ad evitare bevande, cibi e anche contenitori che sono provati avere un effetto negativo sul nostro “motore”, un ultimo ma essenziale punto è costituito non solo dalla “benzina” ma anche dalle modalità tecniche con cui si fa “rifornimento” al nostro motore. Troppo spesso il pasto – svilito a “pit stop”, a una sosta velocissima per ingoiare energia, più adatta a un bolide di Formula 1 che a un essere umano – sta diventando una parentesi rapida tra mille impegni, pressato nei tempi del lavoro e dalle navigazioni sui social o le risposte agli sms. In queste dinamiche sono spariti i tempi in cui la famiglia, a metà e al termine della propria giornata, si ritrovava attorno alla tavola a condividere non solo il cibo ma tutto quanto si stava vivendo o si era vissuto in quella giornata. C’era, allora, e andrebbe recuperata, ora, quella consapevolezza secondo la quale, oltre ai valori nutritivi, alle calorie e alle sostanze chimiche necessarie a un organismo, il mangiare assieme dava qualcosa in più: la comunanza, l’essere vicini, l’essere una prima cellula di società alimentata non solo dallo stesso cibo e dalla stessa energia ma dalla volontà di impiegarli per qualcosa di comune a tutti.

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Numero 1 Vivere Sostenibile Liguria Ponente, Senza categoria

Il cambiamento, una scelta necessaria

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Mai come in questo periodo, nelle menti di noi comuni mortali, si aggira con crescente frequenza, come uno spettro o una speranza, una parola che, comunque la si guardi, non lascia tranquilli. Questa parola, che arriva a turbare stabilità e abitudini, che scuote le certezze e genera inquietudine o aspettative, è anche una parola che ci fa uscire dalla consueta routine, che ci apre nuovi orizzonti, che stimola la creatività, che crea nuove opportunità. Questa parola è “cambiamento”.

Se il cambiamento viene a mancare, il corpo e la mente non crescono, non si evolvono; senza di esso saremmo rimasti bambini o adolescenti oppure ci troveremmo ancora in situazioni difficili o infelici dalle quali, invece, siamo riusciti a riemergere. Di più: se non seguissimo questa maturazione non si avvierebbe solo un periodo di stasi ma una vera involuzione.
Troppo spesso, però, si confonde il cambiamento con una rincorsa affannosa a tutto quanto viene bollato con il termine generico di “progresso” ma che spesso, come capita sempre più di vedere ad esempio in agricoltura, non è un progredire verso il meglio ma verso le situazioni di comodo, senza curarsi del fatto che tante soluzioni a buon mercato portano poi a pagare conti assai salati.
Sovente queste “mutazioni” hanno fatto rigettare quanto poteva essere più faticoso ma anche più rispondente ai percorsi naturali, nella vita, nell’alimentazione, nella cura del corpo, della mente e dello spirito. Si è cercato il tutto e subito, dimenticando la pazienza del contadino, i cicli delle stagioni, i percorsi dello spirito, dimenticando cioè l’aspetto essenziale del cambiamento: i suoi tempi, la fatica, il rispetto della natura, sia essa umana o circostante.
Spesso si pensa al recupero delle tradizioni e della sostenibilità umana ed ambientale come a un ritorno al passato, all’incapacità di “stare al passo con i tempi”. In realtà, il cambiamento comporta anche il recupero di quanto il passato ci può trasmettere di positivo, aggiungendo ciò che di meglio siamo riusciti ad ottenere in secoli di crescita umana. Non buttare via il passato, non rinnegare quanto di positivo c’è stato nella crescita.
È un cambiamento globale, quello che si prospetta e che questo periodico trimestrale vuole provare a seguire e raccontare, ma quella da condurre è principalmente una sfida personale. Non esiste cambiamento nel proprio mondo se la persona non cambia e, parimenti, se la persona cambia, tutto il mondo cambia con lei. Se si vuole operare nel mondo, occorre iniziare dal proprio ambito: è il più vicino, anche se spesso non il più semplice. Giova però ricordare due frasi note di Lao Tse: “Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo” e “Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla”.
Per cambiare occorre però il coraggio di uscire dalla propria “zona di comodo” e di rischiare. Occorre vincere la paura, avvicinarsi al precipizio della propria vita, spiegare le ali, fare un passo avanti e iniziare a volare.